
Sulla bellissima saga di Harry sono stati scritti testi esegetici in cui si spiega il perché dell’enorme successo del mondo dei maghi. Tutto giusto, solo, da comuni mortali a volte ci si potrebbe chiedere cosa significhino le camere blindate alla Gringot, banca di massima sicurezza scavata nelle viscere della terra. Oro a palate, pietre preziose, oggetti che ben pochi sovrani molto potenti possono annoverare nei Tesori delle loro Corone. Se e il mago è colui che dotato di poteri superiori a quelli dei comuni mortali, nel caso di Potter cherisulta essere anche una brava persona, cosa mai se ne fa del suo oro? Come mai i suoi genitori fulminati dall’ Avada Kedavra del cattivone, il mago supermalvagio chiamato Oscuro Signore, morti giovani, avevano potuto accatastare una grande fortuna in oro per tutelare, non si sa mai, il loro pargolo? Questa storia dell’oro e quant’altro stona col resto delle vicende. Sembra quasi che i maghi siano dei berluschini affaristi, ed esercitino il loro lavoro solo a scopo di lucro; si tratta di una nota stonata, in un contesto in cui si esalta il contrasto fra il bene ed il male, il trionfo finale del bene. A ben guardare la nota dell’oro quasi sfugge, così che il lettore, lo spettatore, continui ad identificarsi con le gesta meravigliose proposte. Non resta che accettare quell’oro come un corollario implicito nel vivere. L’oro, il denaro, il potere sono demoni che neppure i maghi sconfiggono, o non se ne pongono neppure il problema.
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